Avete appena scritto la vostra password supersegreta per accedere a RHN (magari usando rhn-channel...) e non volete cancellare tutta l'history.
Si può fare.
Così:
1. Individuare la/le riga/he che vi interessa rimuovere lanciando il comando history senza opzioni
2. Usare il comando history con l'opzione -d più il numero della riga da cancellare
history -d 340
3. Salvare la modifica appena fatta
history -w
Listare i canali sottoscritti
rhn-channel --listListare i canali disponibilirhn-channel -L -u <username> -p <password> Aggiungerne unorhn-channel --add --channel=rhel-x86_64-server-optional-6Indovinate un po' come si fa a rimuoverne uno.
Creare il file per il repository sotto /etc/yum.repos.d. Chiamiamolo ad esempio: rhel-dvd.repo (attenzione: l'estensione è fondamentale). Di default il repository sarà disabilitato, per evitare messaggi d'errore ogni volta che si invoca yum senza la iso montata o il DVD nel lettore
[dvd] name=Red Hat Enterprise Linux Installation DVD baseurl=file:///media/Server enabled=0
Montare la iso sotto /media
mount -o loop /vv_acsor/rhel-server-5.8-x86_64-dvd.iso /media/ Ora per installare un pacchetto sarà sufficiente digitare il comando:
yum install --enablerepo=dvd nomepacchetto
Semplice:
export no_proxy=localhost,127.0.0.0,10.102.10.204
Gran bello speech del boss di Linus, Jim Zemlin, al TEDx di Portland.
Link:
http://www.linux.com/news/featured-blogs/185-jennifer-cloer/715856-jim-zemlin-at-tedx-what-weve-learned-from-linus-torvalds/Per poter utilizzare git dietro a un server proxy è sufficiente configurare il parametro http.proxy con il comando che segue
git config --global http.proxy http://proxyuser:proxypwd@proxy.server.com:8080
EPEL (Extra Packages for Enterprise Linux) è un repository di pacchetti aggiuntivi per RHEL e derivate.
Si configura così:
rpm -Uvh http://dl.fedoraproject.org/pub/epel/6/i386/epel-release-6-8.noarch.rpm
Aggiorniamo e proviamo a installare un pacchetto.
yum update
yum install bash-completion
Problema:
Ehm, ho fatto una piccolissima cappella: ho distrutto i Logical Volume di una macchina virtuale e sostituito i dischi senza ricordarmi di cancellare i riferimenti nel file /etc/fstab.
Inutile dire che il sistema non l'ha presa benissimo e si è rifiutato di salire, presentandomi invece il simpatico "Repair Filesystem" prompt e montando anche "/" in sola lettura.
Soluzione:
Rimontare "/" anche in scrittura e rimuovere le righe che puntano ai filesystem non più esistenti.
Repair filesystem # mount -w -o remount /
Scenario:
RHEL 5.4 con due interfacce di rete clonata su vSphere 5
Problema:
Quando si avvia la rete viene restituito questo errore: RTNETLINK answers: network is unreachable
Soluzione:
Andare a vedere cosa è finito nel file /etc/sysconfig/network-scripts/route-eth0 e rinominarlo. La rete magicamente tornerà a funzionare correttamente.
Problema riscontrato su alcune RHEL 6: l'ssh ci impiega ere geologiche per presentare il prompt dei comandi.
Risolto modificando come segue l'opzione UseDNS (di default è impostata a yes) nel file /etc/ssh/sshd_config:
UseDNS no
Dopo avere aggiunto il disco virtuale dall'interfaccia di VMware, per poterlo vedere sulla macchina virtuale senza riavviare dobbiamo eseguire il comando:
echo "- - -" > /sys/class/scsi_host/host0/scan
fdisk -l
Nota: lo scsi_host potrebbe essere diverso nel vostro caso.
La procedura dovrebbe essere identica per qualsiasi altro software di virtualizzazione analogo a VMware.
Mi vergogno un po' ma l'ho scoperto solo ora, se si vogliono "greppare" più stringhe con un unico comando si può usare egrep come nell'esempio seguente:
egrep "Manzoni|Foscolo" autoriPoco utile, uff...
Se vi serve la lista di tutti gli rpm installati in un sistema, magari da inserire in un file di kickstart per replicarlo (non è sicuramente la soluzione più elegante), il comando da eseguire è questo:
rpm -qa --qf "%{NAME}\n"
Attenzione: chi eseguendo i comandi elencati qui di seguito provocasse danni seri alla propria infrastruttura non potrà in nessun modo rivalersi sull'autore.
Questa è la procedura per aggiornare il firmware di un HBA Emulex con HBAnyware.
Per listare soltanto le HBA locali
hbacmd listhbas local
Questo è il comando per upgradare il firmware (che andrà ripetuto per ciascuna HBA):
hbacmd Download <WWN> filedelfirmware.all
Per verificare che l'aggiornamento sia andato a buon fine:
cd /sys/class/scsi_host/ && find . -name fwrev
Pensavo non ci fosse bisogno di nessun parametro, come con wget, e invece no, si fa così:
curl -C - -O http://centos.server.org/6.0/CentOS-6.0-x86_64-minimal.iso
Si fa così:
rm ./-qualchecosa
Quanto scritto di seguito vale, ovviamente, anche per le ultime release di Debian.
Appunto veloce veloce...
La soluzione più immediata è quella di scrivere questa riga nel nostro bel terminale
export http_proxy="http://nostro.proxy.it:3128"
e lanciare il solito apt-get update && apt-get upgrade.
Bene sul momento, ma dovremo rifarlo tutte le volte (o valorizzare la variabile http_proxy per il nostro ambiente, cosa che forse non ci interessa fare). Se invece vogliamo aggiungere la configurazione del proxy per apt al nostro server Ubuntu (continuo a riferirmi alla versione server perché con l'ambiente grafico è tutto più semplice) è sufficiente creare il file proxy all'interno della cartella /etc/apt/apt.conf.d e scriverci dentro la riga seguente:
Acquire::http::Proxy "http://nostro.proxy.it:3128";
Se invece vi è capitato di avere questa necessità, la soluzione si chiama fping.
Se gli host che vogliamo pingare non hanno indirizzi consecutivi, dovremo crearci un file di testo da passare come argomento al comando. Ad esempio creiamo il file ip_address con un indirizzo per riga, come questo:
10.102.0.1
10.102.0.2
192.168.1.1
192.168.2.1
192.168.2.2 Ora per pingare tutti gli ip basterà usare il comando
fping -f ip_address Se vogliamo ricevere in output solo gli ip degli host irragiungibili dobbiamo aggiungere lo switch -u (unreachable)
fping -u -f ip_address Per pingare un'intera classe C il comando saràfping -g 192.168.1.0/24Useremo lo switch -g anche per indicare a fping un intervallo, come in quest'esempiofping -g 192.168.1.10 192.168.1.100Se avrò voglia e tempo, prima o poi vi parlerò più diffusamente di questo utilissimo strumento.
Qui mi interessa più che altro appuntarmi come lanciare un'installazione automatica da CD/DVD (ma da rete cambierebbe ben poco) usando file di kickstart, pronto e corretto, raggiungibile via rete (in questo caso su un server ftp, ma funzionerebbe lo stesso con nfs o http). Il comando da usare alla prima schermata dopo l'avvio da CD è:
boot: linux ks=ftp://serverftp.dominio.it/filekickstart.ksIn questo caso l'installer cercherà di configurare la rete via DHCP, se non riuscirà a farlo chiederà a voi i parametri. Troppa interattività. Molto meglio, se non si dispone di un server DHCP, passargli tutto quello che gli serve al rigo di prima scrivendo così:boot: linux ks=ftp://serverftp.dominio.it/filekickstart.ks ksdevice=eth0 ip=0.0.0.3 netmask=255.255.255.0 gateway=0.0.0.1 dns=10.10.10.10A questo punto possiamo quasi dirci soddisfatti e andare a strafarci di caffeina. Tempo 4/5 minuti e il nostro server dovrebbe essere pronto.
Curioso di provare una rolling distro mi sono scelto la più esotica: Arch Linux.
Nel video che segue, che non ha nessuna pretesa nemmeno di somigliare a un tutorial, potete vedere quello che succede una volta che si inserisce il cd (anche se in questo caso ho usato una immagine iso) dentro a un nuovo sistema (virtuale nella fattispecie).
Un po' di impressioni a caldo, sparse ancorché disorganizzate:
- L'installer testuale è deliziosamente pulito e molto ben organizzato. Non ci ho provato a fare cose complicate (partizionamenti strambi, ad es.) ma tutti i passi sono guidati in un modo chiaro ed efficace.
- Se ho ben capito c'è un "unico" file di configurazione /etc/rc.conf del sistema operativo. Sicuramente ci saranno dei "contro" terribili, ma in questo momento riesco a vedere solo tanti e tanti "pro".
- Pacman, il gestore dei pacchetti che è una delle peculiarità della distro, sembra abbastanza amichevole. Ho provato a installare i classici Apache/MySql/Php e non è molto diverso dal farlo su un sistema Debian o Red Hat.
- Ottimo il fatto che alla fine dell'installazione non ci siano stupidi ambienti grafici mangia-risorse. Vabbè su questo punto forse non tutti concorderanno. Pace.
- Pochissimi anche i servizi attivati di default. Ed è cosa buona e giusta. Non ammetto obiezioni in questo caso.
- Chiunque sia a proprio agio con la riga di comando partirà molto avvantaggiato.
- La documentazione ufficiale mi sembra abbastanza curata.
Non so se diventerà la mia distro (potrebbe essere ottima per ottimizzare l'uso delle risorse in ambienti virtuali non troppo prestanti ad esempio), ma mi sembra che gli sviluppatori abbiano fatto davvero un ottimo lavoro.


